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Il Cammino di Santu Jacu: un pellegrinaggio sardo nato nel 2009
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Il Cammino di Santu Jacu: un pellegrinaggio sardo nato nel 2009

Millecinquecento chilometri di sentieri uniscono le chiese di San Giacomo sparse per l'isola. Il culto è medievale, il percorso ha quindici anni.

Nell'autunno del 2010, da qualche parte fra il Campidano e il Logudoro, un volontario con un barattolo di vernice gialla dipinge una freccia su un muretto a secco. È il primo segnavia del Cammino di Santu Jacu. Per completarne abbastanza da coprire tutto il percorso da Cagliari a Porto Torres ci vorranno altri due anni di sabati e di domeniche, senza un euro di soldi pubblici.

Oggi quel percorso viene presentato come "il Cammino di Santiago della Sardegna": circa 1.600 chilometri di tracciati, un centinaio di comuni toccati, una credenziale da far timbrare e un certificato finale. Dietro c'è una cosa più interessante dello slogan. Le chiese che il cammino unisce sono vecchie di settecento anni e si contano una per una nelle schede della Regione. Il cammino che le unisce è del 2009, e nessuno l'ha mai percorso prima.

Un'ipotesi nata in un inverno

L'idea nasce nell'inverno del 2009, in un gruppo di sardi che avevano già camminato fino a Santiago de Compostela in Spagna. La domanda era semplice: si può fare qualcosa del genere qui? La risposta fu un'ipotesi di tracciato fra Sant'Antioco e Porto Torres, disegnata seguendo un criterio solo: unire le chiese e i ruderi dedicati a San Giacomo — Santu Jacu nel sardo di gran parte dell'isola.

Nel dicembre 2010 il gruppo si dà una forma: nasce l'associazione "Amici del Cammino di Santu Jacu", guidata da Flavio Vandoni, con sede a Mandas. Nello stesso autunno erano partite le prime frecce gialle e le conchiglie stilizzate, i due simboli presi di peso dal cammino spagnolo. La segnaletica leggera di tutto l'asse centrale si chiude nell'ottobre 2012; nel 2015 i segni entrano anche dentro i paesi, dove perdersi è più facile che in campagna.

Il salto istituzionale arriva alla fine di quello stesso 2012. L'11 dicembre 2012 la Regione Sardegna lo inserisce fra i propri itinerari turistico-religiosi: è il primo, e diventa la base su cui verranno messi gli altri cammini isolani. Un anno dopo, il 7 dicembre 2013, un accordo regionale lega i comuni attraversati.

Le chiese che fanno da segnavia

Il censimento dell'associazione conta 38 fra chiese e ruderi dedicati a San Giacomo in Sardegna, di cui 24 toccati dall'asse centrale. Il resto è la parte che le brochure non raccontano: edifici abbandonati, muri in rovina, intitolazioni sopravvissute solo in un toponimo. Un cammino costruito su questo elenco è anche una mappa dello spopolamento delle campagne sarde.

Il caso di Ittireddu, nel Logudoro, lo dice bene. La chiesa di San Giacomo sorge a un chilometro dal paese, in forme medievali, con conci di calcare locale e inserti di pietra vulcanica scura che sul lato nord fanno una bicromia. La Regione la data alla prima metà del XIII secolo, e avanza l'ipotesi che fosse la parrocchia di Cherchedu, un villaggio che dal Quattrocento si svuota e poi sparisce. La chiesa è rimasta lì dov'era, e il paese intorno no.

In città la storia è l'opposto. La chiesa di San Giacomo nel quartiere di Villanova, a Cagliari, compare per la prima volta nelle ordinazioni dei consiglieri del Castello nel 1346 — gli anni in cui la città è contesa fra Aragona e il giudicato ormai caduto. È uno dei primi esempi di architettura gotico-catalana dell'isola, e farà da modello a varie parrocchiali del centro-sud fra Quattrocento e Seicento, da Assemini a Sestu. Un secolo dopo la prima menzione le si affianca il campanile a canna quadra, alto trenta metri; nel 1630 diventa collegiata, nel 1781 viene consacrata.

Non sono ruderi silenziosi. A Ittireddu, ogni 25 luglio, il santo esce ancora: i cavalieri e i gruppi folk accompagnano il simulacro per le vie del paese, nella festa patronale. È l'unico giorno in cui quella chiesa di campagna torna a essere il centro di qualcosa, e capita che i camminatori di passaggio ci finiscano in mezzo senza saperlo.

A Orosei, in Baronia, la chiesa di San Giacomo Maggiore è attestata dal XIV secolo, ma quello che si vede oggi viene dagli ampliamenti iniziati nel Seicento: un gruppo di cupole coperte di tegole di terracotta e un campanile asciutto, affacciati sul centro storico.

Quanto è lungo davvero

Qui il terreno si fa molle, e vale la pena dirlo prima di riportare le cifre. Dell'asse centrale, cioè della stessa identica tratta da Cagliari a Porto Torres, circolano quattro misure diverse: 430 chilometri sulla pagina principale del sito ufficiale del cammino, circa 456 su una pagina di dettaglio dello stesso sito, 460 nei materiali dell'associazione, 470 nella scheda del Comune di Mandas. Fra la più bassa e la più alta ballano quaranta chilometri: quasi il dieci per cento del percorso, cioè due tappe.

Sulla rete completa la forbice è ancora più larga. Il Comune di Mandas, soggetto capofila, parla di circa 1.600 chilometri; l'associazione che il cammino lo ha tracciato ne dichiara circa 1.400. Le varianti hanno numeri più stabili: 257 chilometri da Porto Torres a Olbia, 142 da Bolotana a Oristano verso il Sinis, 120 chilometri in sei tappe per l'anello del Cammino di Sant'Antioco fra Iglesias e l'isola.

Nessuna di queste cifre viene da un rilievo pubblicato da un ente terzo: le danno tutte i promotori, e si contraddicono fra loro. Non è un dettaglio da pignoli — è il motivo per cui in questo articolo i numeri hanno sempre accanto chi li dice.

La credenziale, il timbro, il Testimonium

Il meccanismo è copiato dalla Spagna, e dichiaratamente. Chi parte si procura la Credenziale, una specie di passaporto di carta che si fa timbrare lungo la strada: il timbro si chiama sello, come in Galizia. Si ritira di persona a Cagliari, Mandas, Olbia, Porto Torres, Tempio Pausania, Sorgono e Sant'Antioco.

Alla fine c'è il Testimonium. Per averlo servono almeno 100 chilometri a piedi, oppure cinque tappe consecutive, oppure 200 chilometri in bicicletta, provati dai timbri raccolti in ordine di data. Si ritira a Porto Torres per chi sale da sud, a Cagliari per chi scende da nord, oppure arriva per posta o in digitale.

La soglia dei 100 chilometri è la stessa che la cattedrale di Compostela chiede per la Compostela: una scelta di imitazione esplicita, che però cambia di significato. In Galizia quei cento chilometri finiscono davanti alla tomba che si andava a cercare. In Sardegna finiscono a Porto Torres, sopra il porto da cui partono i traghetti per Barcellona. Il pellegrino sardo, a rigore, ha finito di camminare proprio dove un pellegrino medievale avrebbe cominciato.

Da Mandas a Malta

Negli ultimi anni il cammino ha preso due strade parallele. Dentro l'isola, il 20 marzo 2023 si firma un protocollo fra l'Assessorato regionale del Turismo, la Conferenza Episcopale Sarda e oltre sessanta comuni, con Mandas capofila: il percorso diventa un impegno formale di enti pubblici, non più solo di volontari con la vernice.

Fuori, il 10 gennaio 2023, il Ministero della Cultura di Malta annuncia il Camino Maltés: una rotta di circa 3.600 chilometri che da Malta arriva a Santiago passando per la Sicilia, la Sardegna e la Catalogna, e si innesta sul Camino Francés. Il tratto maltese misura 35 chilometri; quello sardo è il Cammino di Santu Jacu, che resta autonomo e continua a rilasciare un proprio Testimonium.

È il passaggio su cui i titoli sono stati più generosi della realtà. "La Sardegna entra nel Cammino di Santiago" descrive un progetto che i suoi stessi promotori, la ONG maltese XirCammini, definiscono agli inizi e in corso d'opera. Non è una via storica certificata: è una rete di itinerari moderni che si sono messi d'accordo.

Quello che non sappiamo

Restano tre buchi, e vanno detti.

Il primo è il più grosso. Nessuna delle fonti consultate documenta un itinerario giacobeo sardo d'epoca, né un documento — un condaghe, un testamento, una licenza di viaggio — che attesti pellegrini partiti dall'isola per la Galizia. Che il culto di San Giacomo in Sardegna sia medievale è fuori discussione: lo dicono le chiese, una per una. Che esistesse un cammino, cioè una via battuta e riconosciuta, non risulta da nessuna parte. Il tracciato del 2009 non ricalca una strada antica: unisce dei punti su una carta.

Il secondo riguarda i numeri di oggi. L'associazione ha pubblicato dati di affluenza fino al 2014 — oltre trecento pellegrini registrati fra il 2011 e il 2013, millecinquecento nel 2014 — e poi più niente di pubblico. Quante credenziali escano oggi, quanti Testimonium vengano ritirati a Porto Torres, come regga il confronto con gli altri cammini sardi: non lo sa nessuno fuori dall'associazione. Definirlo "poco conosciuto" è un'impressione, non una misura.

Il terzo è di dettaglio ma indicativo. Perfino la data della chiesa di Ittireddu oscilla: la scheda regionale dice prima metà del XIII secolo, l'Enciclopedia della Sardegna curata da Francesco Floris la porta al XII. La bibliografia scientifica sul culto giacobeo nell'isola sta in volumi e atti di convegni che in rete non ci sono, e il censimento delle trentotto chiese è un elenco di camminatori, non uno studio.

Niente di tutto questo toglie valore ai sentieri. Il Cammino di Santu Jacu porta gente a piedi in paesi che d'inverno non vede nessuno, e tiene aperte chiese che altrimenti aprirebbero un giorno all'anno. Ha quindici anni, corre sopra un culto che ne ha settecento, e raccontarlo per quello che è lo rende più interessante, non meno.

Foto di copertina: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

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