Il 17 agosto 1420, ad Alghero, un uomo firma un atto e si fa pagare centomila fiorini d'oro. Si chiama Guglielmo III di Narbona, è il giudice eletto d'Arborea, e quello che sta vendendo non è una terra, non è un castello: è la sovranità sull'ultimo Stato indipendente della Sardegna. Con quella firma finiscono più di cinque secoli di storia giudicale.
È la quarta e ultima puntata di questa serie, ed è quella di una data sbagliata. Per l'Arborea si legge quasi ovunque che resiste fino al 1410. Quella data è sbagliata di dieci anni, e il motivo per cui è sbagliata racconta meglio di qualunque altra cosa com'era fatto questo regno: nel 1410 l'Arborea perde la capitale, ma non si arrende. Continua a esistere, con un giudice eletto che combatte dal nord, finché qualcuno non gli mette in mano un prezzo.
Il regno che nasce quando il mare diventa pericoloso
I quattro giudicati nascono tutti allo stesso modo, e lo abbiamo raccontato nella puntata su Cagliari: nel 687 le cariche civile e militare bizantine si fondono in un unico iudex provinciae, l'isola resta divisa in quattro partes con le sedi nelle città costiere, e quando l'autorità centrale smette di contare i luogotenenti diventano sovrani. Le quattro sedi erano Calari, Torres, Fausania-Olbia e Tharros.
Qui comincia la differenza. I giudici d'Arborea governano il settore centro-occidentale e per qualche secolo resistono agli attacchi dal mare stando dentro la fortezza di Tharros, la città fenicia poi punica e poi romana che occupa il promontorio del Sinis. Poi smettono. L'Istituto Storico Arborense di Oristano colloca l'abbandono verso il 1070: l'insicurezza marittima diventa insostenibile e la corte si sposta all'interno, dove nasce una nuova struttura fortificata presso Oristano.
È un gesto che va letto accanto a quello degli altri tre. A Torres la corte lascia la costa e arretra verso Ardara e Sassari; a Cagliari la capitale sta in una zona lagunare; la Gallura, come abbiamo visto nella terza puntata, fa l'esatto contrario e tiene la sede su un porto aperto verso la Toscana. Delle due capitali sul mare, Tharros viene abbandonata e la sua storia finisce lì; Civita viene cancellata da Pisa. L'unico regno che sopravvive al Duecento è quello che si era già tolto dal mare quattro secoli prima.
Quattro secoli dopo l'abbandono, il nuovo centro ha mura e porte. La torre di San Cristoforo, oggi conosciuta come torre di Mariano II, viene eretta nel 1290 per volere del giudice Mariano II: ventotto metri di arenaria, diciannove fino al primo giro di merli, e una pianta a U con il lato aperto verso l'interno della città. Era la porta nord. L'iscrizione che ne conferma la data, ritrovata malamente conservata, sta oggi all'Antiquarium Arborense.
Barisone I: il re che si comprò una corona a credito
Prima di arrivare alla guerra vera vale la pena smontare la storia che tutti raccontano sull'Arborea, perché è lo specchio di come funzionava questo regno.
Nel 1164 il giudice Barisone I ottiene dall'imperatore Federico Barbarossa l'investitura a re di Sardegna. Non è un'incoronazione, come si legge spesso: è un titolo concesso, da usare come legittimazione per conquistare gli altri tre giudicati. E Barisone non aveva i soldi per pagarlo. I 4.000 marchi d'argento chiesti dall'imperatore glieli anticipa la Repubblica di Genova, e il debito lo trasforma in ostaggio dei genovesi per sette anni.
Il resto è un fallimento documentato: nel 1180 tenta di prendere il giudicato di Calari e non ci riesce, e muore nei primi mesi del 1185 senza avere unificato niente. Per trovare un giudice d'Arborea che arrivi davvero a controllare l'isola bisogna aspettare quasi due secoli, e quello non comprerà nessun titolo: se la prenderà con la guerra.
Mariano IV, cresciuto a Barcellona per fare la guerra a Barcellona
Mariano IV nasce a Oristano intorno al 1319, secondogenito del giudice Ugone de Bas-Serra. Da ragazzo viene mandato a Barcellona con il fratello Giovanni per l'educazione, e il Dizionario Biografico degli Italiani è esplicito su come lo trattavano: come un membro della famiglia reale. Nel 1336 è fatto cavaliere, sposa la nobile catalana Timbors de Rocabertí e rappresenta il fratello Pietro III all'incoronazione di Pietro IV d'Aragona a Saragozza, dove gli tocca un compito d'onore preciso: tenere le redini del cavallo del re.
Trent'anni dopo sarà l'uomo che riduce quello stesso re a due città.
Diventa giudice all'inizio del 1347, alla morte di Pietro III senza eredi. Nel 1353 abolisce la servitù della gleba su tutto il territorio. Nello stesso anno comincia la prima guerra contro l'Aragona, che si chiude con la pace di Alghero del 13 novembre 1353 e poi con il trattato di Sanluri dell'11 luglio 1355, che rimette in piedi lo status quo. La seconda guerra è quella che cambia la carta: fra il 1364 e il 1370 l'Arborea prende Sassari (1369) e arriva al punto in cui agli Aragonesi, in tutta la Sardegna, restano soltanto Cagliari e Alghero.
Vale la pena fermarsi un secondo su questo numero. Il giudicato d'Arborea viene descritto come il secondo per superficie, circa 4.500 chilometri quadrati secondo la scheda della Regione Sardegna — una stima, e con un'altra stima che gira intorno ai 5.500. Ma nei suoi anni migliori quel regno non controlla la propria superficie: controlla l'isola intera meno due città. È l'unico momento in cui la Sardegna medievale è quasi tutta sotto un sovrano sardo, e dura pochi anni.
Mariano IV muore di peste nel maggio 1375. La data che si trova quasi sempre, 1376, è una correzione mancata: il Dizionario Biografico la rettifica.
Chi ha scritto davvero la Carta de Logu
La cosa che resta dell'Arborea non è un monumento: è un codice di leggi. E quasi tutto quello che si racconta della Carta de Logu — che è del 1392, che la scrisse Eleonora — va preso con le pinze.
La Carta non nasce in un giorno. Mariano IV emana prima gli Ordinamentos de vingias de lavores e de ortos, un codice rurale di 27 capitoli su campi, vigne e bestiame, poi assorbito nel testo maggiore; e secondo il Dizionario Biografico promulga lui stesso la Carta de Logu, probabilmente fra il 1367 e il 1374, intrecciando diritto romano-canonico e consuetudine locale.
Eleonora d'Arborea — nata in Catalogna intorno al 1340, reggente per il figlio Mariano V dopo l'assassinio del fratello Ugone III nel 1383 — ne fa la versione definitiva, quella arrivata a stampa: 198 capitoli. Sulla data gli studiosi non vanno d'accordo, e conviene dirlo per intero. Francesco Sini, dell'Università di Sassari, riassume le posizioni: Besta propone il 1392, Cortese i mesi fra la primavera del 1390 e l'inverno 1390-91, e la data del 1395 è "una semplice congettura del Mameli". La voce del Dizionario Biografico colloca la promulgazione fra il 1385 e il 1391. L'ISTAR, che è l'istituto storico di Oristano, scrive "verso il 1392" e conta 162 capitoli invece di 198.
Il 1392 che si legge dappertutto non è un fatto: è una delle ipotesi, e nemmeno la più accreditata.
Della stessa Eleonora, poi, conviene ricordare una cosa che la retorica salta volentieri. Suo marito Brancaleone Doria, tenuto prigioniero dagli Aragonesi e liberato il 1° gennaio 1390, nel 1390 dichiara in una frase che le fonti riportano: la giudicessa non c'entra niente, perché da quando è uscito di prigione lui è tutto. La donna che ha dato il nome alla legge più duratura della Sardegna si trovò a dover difendere il proprio ruolo dentro casa, oltre che fuori.
30 giugno 1409: l'esercito più grande perde
Nel 1407 Mariano V muore di peste senza eredi diretti e si apre una crisi di successione. Nel 1409 la Corona de Logu, l'assemblea del regno, elegge Guglielmo III di Narbona, nipote di Beatrice, sorella di Eleonora. Gli tocca in eredità una guerra: il 6 ottobre 1408 Martino il Giovane, re di Sicilia, è sbarcato a Castel di Cagliari con l'esercito aragonese.
Si incontrano il 30 giugno 1409 nella piana a sud del castello di Sanluri, lo stesso paese dove cinquantaquattro anni prima si era firmata la pace. L'accampamento aragonese è in località Flumara, lo scontro principale su un'altura che ancora oggi si chiama Bruncu de sa battalla.
I numeri, per quanto siano stime di cronaca, dicono una cosa controintuitiva. Martino schiera 8.000 fanti e 3.000 cavalieri. Guglielmo ne schiera 17.000 di fanteria, più la cavalleria francese e mille balestrieri genovesi assoldati: quasi il doppio. E perde. L'esercito aragonese, scrive l'ISTAR, era "ben armato ed addestrato" e sfonda al centro, spezzando in due lo schieramento giudicale. Il punto non è il coraggio: un regno che mette in campo ventimila uomini li prende dai villaggi, perché un esercito permanente non ce l'ha, e contro undicimila soldati di mestiere non regge.
Quello che segue è un massacro, e i toponimi lo ricordano ancora. Un contingente sardo viene annientato in un punto che si chiama S'Occidroxiu, l'ammazzatoio. Dentro la fortezza di Sanluri muoiono duecento balestrieri genovesi, cento fanti francesi e lombardi e centinaia di civili. Le stime dei caduti totali, su una fonte sola, parlano di cinquemila-settemila morti. Il 4 luglio si arrende anche Villa di Chiesa, l'odierna Iglesias.
E il vincitore? Attraversando il Flumini Mannu, poco prima della battaglia, Martino il Giovane aveva contratto la malaria. Muore a Cagliari il 25 luglio 1409, venticinque giorni dopo la sua vittoria, ed è sepolto nella cattedrale della città. La guerra più importante della Sardegna medievale è vinta da un uomo che non fa in tempo a vederne le conseguenze.
1410 non è la fine
Il 29 marzo 1410, nel monastero di San Martino, Leonardo Cubello firma la capitolazione di Oristano. Il giudicato entra nel Regno di Sardegna come marchesato di Oristano, e lui ne diventa il primo marchese. Sul perché si sia arreso senza una battaglia sotto le mura si discute ancora: accordo preso in anticipo, calcolo politico in cambio del titolo, o semplice impossibilità di resistere dopo Sanluri e dopo la caduta di Bosa. Nessun documento chiude la questione.
Ma Guglielmo III non firma niente. Dopo Sanluri si era rifugiato al castello di Monreale, sopra Sardara, e dal nord dell'isola continua la guerra per altri dieci anni, fra tregue, trattative e tentativi di riconquista. Lo Stato giudicale, in quei dieci anni, esiste ancora: ha un giudice eletto, ha un esercito, non ha più la capitale.
Finisce il 17 agosto 1420 ad Alghero, quando Guglielmo cede alla Corona d'Aragona ogni prerogativa di sovranità in cambio di centomila fiorini d'oro. Non una resa, non una città rasa al suolo come Santa Igia nel 1258: una compravendita, con un prezzo scritto. Il più longevo dei quattro regni sardi è anche l'unico che non viene conquistato.
5 cose che di solito non si raccontano
La legge è sopravvissuta allo Stato di quattrocento anni. Nel 1421, un anno dopo la cessione, la Carta de Logu viene estesa a tutto il Regnum Sardiniae: gli Aragonesi prendono il codice del regno che hanno appena comprato e lo fanno valere su tutta l'isola. Resta in vigore fino al 1828, quando entrano in vigore le Leggi civili e criminali di Carlo Felice, promulgate l'anno prima. Sono 408 anni di legge oltre la morte dello Stato che l'aveva scritta.
Il castello di Eleonora non è il castello di Eleonora. Il maniero di Sanluri è conosciuto come castello di Eleonora d'Arborea, ed è l'unico castello medievale della Sardegna rimasto quasi intatto e abitabile. Ma nessun documento attesta che la giudicessa vi abbia mai abitato: lo dicono le stesse fonti che usano quel nome. È una tradizione, non un fatto.
Di quattro secoli di dinastia restano pochissimi oggetti. Gli archivi giudicali d'Arborea non esistono più, e quasi tutto quello che sappiamo passa per la documentazione aragonese. Fra i rarissimi reperti legati direttamente alla famiglia giudicale c'è un piccolo sarcofago in marmo, trovato nel 1950 a Tramatza, nella sacrestia della chiesa della Maddalena, oggi all'Antiquarium Arborense.
La fortezza più grande dell'isola non è di Cagliari né di Sassari. Il complesso di Monreale, sopra Sardara, copre circa cinque ettari e ha otto torri a pianta quadrata e circolare: un caso unico fra i castelli sardi. Le mura arrivano a dieci metri d'altezza e due di spessore, il mastio sta a 280 metri di quota, e dentro la cinta gli scavi fra il 1987 e il 2011 hanno riportato alla luce i ruderi di un intero borgo medievale.
L'ultima rivendicazione arriva mezzo secolo dopo. Il titolo era stato venduto, ma la partita non era finita del tutto: nel 1470 Leonardo Alagon, ultimo signore del marchesato di Oristano, riconquista Monreale dopo la vittoria di Uras. Otto anni dopo viene sconfitto definitivamente presso Macomer, e il castello passa ai conti di Quirra come centro della baronia di Monreale.
Dove si vede, oggi
La torre di Mariano II, Oristano
Sta in piazza Roma, all'imbocco del corso principale, e la si gira intorno in macchina senza accorgersi che era la porta nord di una città murata. Da guardare: i conci di arenaria, l'arco a tutto sesto che in alto diventa un arco acuto più stretto, il giro di merli a diciannove metri e la torretta che ne aggiunge altri dieci. Delle mura cittadine, alte cinque o sei metri, resta poco: questa torre e quella di Portixedda.
Il castello di Monreale, Sardara
Su un colle a pochi chilometri dalla SS 131, raggiungibile per un sentiero agevole. Dal mastio, a 280 metri, lo sguardo prende tutto il Campidano fino al golfo degli Angeli: è esattamente la ragione per cui il castello sta lì. Prima attestazione documentaria nel 1309, prima attestazione come residenza regia nel 1324. Dentro c'erano cisterne, silos per le derrate e una cucina sotterranea. I materiali degli scavi stanno al museo Villa Abbas, in paese.
Il castello di Sanluri
Pianta quadrata con quattro torri angolari, in mezzo al paese, sulla direttrice fra Cagliari e il Campidano. Non è un rudere: è intonacato, coperto e visitabile, diviso oggi in spazi museali. A sud del paese c'è la piana della battaglia, con i toponimi che ne tengono la memoria.
L'Antiquarium Arborense, Oristano
Il museo archeologico cittadino, fondato nel 1938 nel palazzo Parpaglia, terzo museo pubblico della Sardegna. Al primo piano c'è il plastico ricostruttivo di Oristano nel Trecento, con le mura al loro posto: è il modo più rapido per capire che forma avesse la capitale di cui oggi restano due torri.
Qui la serie si chiude. Il primo a cadere fu il più ricco, Cagliari, nel 1258; un anno dopo si estinse Torres; la Gallura finì per via ereditaria fra il 1296 e il 1298. L'Arborea resistette centosessantadue anni più del primo, e lo fece spostandosi lontano dal mare, scrivendo le proprie leggi e, alla fine, vendendosi al prezzo di mercato.
Foto di copertina: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons




