Il primo aereo di linea di Alisarda decollò nell'aprile del 1964 da un campo polveroso in mezzo alla campagna gallurese, diretto a Roma Ciampino. Era un Beechcraft C-45, un bimotore con otto posti a sedere. La pista non era asfaltata. Accanto correva una strada provinciale separata dal campo da un muretto, e quando un aereo stava per toccare terra il traffico veniva fermato.
In tutto il suo primo anno di attività, quella compagnia aerea trasportò 186 passeggeri. Centottantasei persone in dodici mesi: oggi ne salgono di più su un singolo volo charter di agosto.
Quel campo si chiama Venafiorita. Sta a cinque chilometri da Olbia, sulla strada per Loiri, sotto la sagoma del castello di Pedres. Da lì è partita la Costa Smeralda — e da lì se n'è andata, nel 1974, per trasferirsi in uno scalo nuovo costruito due chilometri più in là. Nel 2025 quell'aeroporto ha registrato 4.128.015 passeggeri: circa ventiduemila volte i 186 del primo anno.
Un campo in terra battuta sotto il castello di Pedres
Venafiorita non nasce come aeroporto civile. Nasce come campo militare, in una piana acquitrinosa verso Loiri, dominata dalla collina granitica su cui sta il castello medievale di Pedres. Durante la Seconda guerra mondiale il campo è già operativo, e all'epoca non ha nemmeno una pista costruita: si decolla e si atterra sulla terra battuta.
Ci stanno squadriglie italiane e tedesche. Poi arrivano i bombardamenti: i caccia alleati colpiscono il campo tra la primavera e l'estate del 1943. Dopo l'8 settembre, i tedeschi in ritirata fanno saltare quello che resta dell'impianto prima di lasciarlo agli Alleati, ormai padroni dell'isola.
Nel dopoguerra qualcuno prova a farci volare aerei di linea. Non funziona. Alitalia apre dei collegamenti e li chiude per mancanza di passeggeri: nel 1954 Venafiorita è di nuovo un campo in mezzo alle greggi. La Gallura, in quegli anni, non è una destinazione. È un pezzo di costa bellissimo e vuoto, dove si arriva via mare e dove non va quasi nessuno.
Questo è il punto che rende la storia di Venafiorita diversa da quella di tanti altri luoghi abbandonati della Sardegna. L'Argentiera e Montevecchio si spengono quando finisce la ragione per cui erano nate. Venafiorita no: Venafiorita viene abbandonata proprio perché la ragione per cui esisteva è diventata troppo grande per lei.
Tre aeroporti, una confusione che dura ancora
Se cercate Venafiorita online, quasi tutte le pagine vi diranno la stessa cosa: inaugurato il 15 maggio 1927, dotato di idroscalo e di un campo d'aviazione intitolato a Fausto Noce. È una frase che circola da anni, copiata di sito in sito. E mette insieme tre impianti diversi, che non stavano nello stesso posto.
Il primo impianto aeronautico di Olbia è il campo d'aviazione Fausto Noce, inaugurato il 21 giugno 1921 nell'area bonificata di Sos Salineddas, uno stagno prosciugato negli anni Dieci. Oggi quell'area è il parco cittadino di Olbia, e porta ancora lo stesso nome. Fausto Noce era un aviatore nato a Tempio il giorno di Natale del 1896 e originario di Porto Torres: era morto il 5 ottobre 1920, a ventiquattro anni, precipitando durante il collaudo di un velivolo con motore Fiat.
Il secondo è l'idroscalo Anfossi, inaugurato il 15 maggio 1927 con un volo sulle acque dell'insenatura di Porto Romano, nel golfo di Olbia. Era intitolato a Ettore Anfossi, pilota della Regia Marina nato nel 1893 e morto nel 1918. Quella data del 15 maggio 1927 — quella che tutti attribuiscono a Venafiorita — è la sua.
Venafiorita è il terzo luogo, e sta altrove: in campagna, a sud della città. Quando sia nato davvero, le fonti consultabili non lo dicono. Qualche testata locale lo fa risalire addirittura alla Prima guerra mondiale, senza indicare da dove prenda il dato. L'unica cosa documentata è che in piena Seconda guerra mondiale il campo è lì e funziona. Preferiamo scriverlo così, con il buco dentro, piuttosto che riempirlo con una data presa in prestito da un altro aeroporto.
1963: a un principe serve un pezzo di costa raggiungibile
Il 29 marzo 1963, a Olbia, nasce Alisarda. La fonda Karim al-Husayni, Aga Khan IV, lo stesso che sta comprando e trasformando il tratto di costa che di lì a poco si chiamerà Costa Smeralda. Il problema è semplice e grosso: quella costa, nel 1963, si raggiunge via mare. Nessun turista internazionale attraversa il Tirreno in traghetto per andare a dormire in un albergo che non esiste ancora.
Serve un aeroporto. L'unico disponibile è Venafiorita, una vecchia struttura di guerra con una pista sterrata.
Le operazioni cominciano il 1º aprile 1964, con due bimotori Beechcraft C-45 da otto posti, in regime di aerotaxi. Il primo anno, come detto, sono 186 i passeggeri trasportati. Non è un fallimento: è esattamente quello che significa cominciare. Due anni dopo, nel 1966, Alisarda opera per la prima volta come compagnia di linea. Ha un'unica rotta autorizzata, Olbia-Roma Fiumicino e ritorno. Su quella sola rotta effettua 662 voli commerciali e trasporta 5.640 passeggeri.
In due anni il traffico si è moltiplicato per trenta. E la pista è sempre la stessa.
Il check-in sotto un albero, le ghirlande di rose
Le cronache locali di quegli anni restituiscono un quadro che oggi sembra inventato. Il check-in si faceva in una casetta, e d'estate, quando dentro non si respirava, lo si spostava sotto un albero: un tavolo di legno e quattro sedie. Gli atterraggi avvenivano tra la polvere sollevata dalle greggi che scappavano, e tra le capre. Tra il campo e la strada provinciale c'era un muretto a secco, e un semaforo fermava le automobili quando un aereo arrivava o partiva.
Su quel campo, però, scendeva la gente che stava inventando la Costa Smeralda. I passeggeri venivano accolti da hostess in costume tradizionale sardo che consegnavano ghirlande di rose. Tra chi atterrò a Venafiorita in quegli anni c'è Ringo Starr dei Beatles, fotografato all'arrivo.
È un cortocircuito perfetto: il turismo di lusso più costoso del Mediterraneo che nasce su una pista di terra, tra le pecore, con l'accettazione bagagli su un tavolo da cucina. Non c'era niente di scenografico in quella povertà di mezzi: era semplicemente l'unico aeroporto che la Gallura avesse.
Poi il traffico cresce e il campo si adegua come può. Dopo l'arrivo di Alisarda si decide l'allungamento della pista, che viene asfaltata: arriva ai 1.380 metri che sono ancora oggi la sua misura. La flotta cambia, dai Nord 262 ai Fokker F27, aerei via via più grandi. E qui comincia il conto alla rovescia, perché a una pista si può aggiungere asfalto, ma non si può aggiungere spazio: la piana è quella, e la strada provinciale passa a pochi metri.
1974: i voli se ne vanno a due chilometri di distanza
La decisione matura alla fine degli anni Sessanta. Nel 1969 la stazione meteorologica viene trasferita: è il primo pezzo di Venafiorita che si sposta. Tra il 1969 e il 1974 si costruisce il nuovo aeroporto di Olbia-Costa Smeralda, a due chilometri dal centro città. Nel 1974 tutti i voli passano lì.
Venafiorita esce dall'aviazione civile dopo appena dieci anni di attività vera. Nel 1976 il sedime diventa base elicotteri dell'Arma dei Carabinieri.
Il motivo tecnico sta tutto in quei 1.380 metri. Bastavano per i turboelica che Alisarda stava usando, i Fokker F27, ma non per i jet di linea che negli anni Settanta stavano diventando lo standard del trasporto turistico europeo. Allungare la pista avrebbe voluto dire spostare la provinciale, comprare terreni agricoli e ridisegnare l'avvicinamento sopra una piana con una collina rocciosa a ridosso. Costruire da zero, su un terreno più vicino alla città e senza vincoli attorno, costava meno e dava più margine per il futuro. Fu quello il calcolo: non l'abbandono di un luogo, ma la scelta di non spendere per allargarlo.
Vale la pena guardare i due numeri uno accanto all'altro, perché raccontano la storia meglio di qualsiasi aggettivo:
| Venafiorita, 1964 | Olbia-Costa Smeralda, 2025 | |
|---|---|---|
| Passeggeri in un anno | 186 | 4.128.015 |
| Pista | 1.380 m (asfaltata dopo il 1964) | scalo commerciale |
| Distanza da Olbia | 5 km | 2 km |
Sessantun anni e due chilometri separano quei due numeri. Il dato del 2025 viene dalla Carta dei Servizi dell'aeroporto di Olbia, il documento che il gestore pubblica attraverso l'ENAC, e nello stesso documento si legge che lo scalo potrebbe superare i 5,3 milioni di passeggeri entro il 2030. Il 68% di quel traffico si concentra tra giugno e settembre: è la stagione che l'Aga Khan aveva in mente quando faceva atterrare un Beechcraft da otto posti in mezzo alle capre.
Quello che resta, e quello che vola ancora
Qui conviene smontare il secondo luogo comune su Venafiorita, quello che la vuole "aeroporto fantasma completamente abbandonato".
Abbandonata è una parte del sedime, ed è vero che fa impressione: gli edifici di servizio sono ridotti a scheletri, l'hangar metallico viene usato come stalla e deposito, la pista è ancora perfettamente leggibile ma bordata di erbacce e rovi. È il materiale da cui nascono le fotografie che girano in rete.
Ma il campo, in sé, è area militare in uso. Ci sta il 10º Nucleo Elicotteri dei Carabinieri, che opera su tutta la Sardegna settentrionale, e il 15 giugno 2026 ci è entrato in servizio un elicottero nuovo, un AgustaWestland AW119Kx impiegato nei controlli aerei contro gli illeciti ambientali. Su OpenStreetMap il sito non è censito come rudere: è registrato come eliporto, col nome "Aeroporto Militare di Olbia-Venafiorita". Non si visita, e il motivo non è il degrado: è che è una base.
C'è poi un episodio che chiude il cerchio in modo quasi letterario. Il 28 maggio 2018, sul campo di Venafiorita, si è girato il primo ciak di Catch-22, la miniserie diretta e interpretata da George Clooney tratta dal romanzo di Joseph Heller, uscita nel 2019. La storia è quella di aviatori americani di stanza in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Per ricostruirla sono stati portati bombardieri d'epoca su una pista che, settantacinque anni prima, i caccia alleati avevano bombardato sul serio.
Sul futuro, le proposte non mancano: un museo dell'aviazione, un polo aeronautico, una pista da motocross. Nessuna di queste ipotesi, al momento, ha tempi, finanziamenti o un accordo pubblico con l'Arma, che del sedime è proprietaria. Finché quell'accordo non esiste, restano idee.
Cosa si vede oggi
Venafiorita non è visitabile: è un'area militare attiva, e non c'è nessun percorso aperto al pubblico. Quello che si può fare è guardarla da fuori, dalla strada che da Olbia porta verso Loiri, dove la piana si apre e la lunga linea della pista resta riconoscibile anche da lontano.
Il punto panoramico naturale è il castello di Pedres, la torre medievale in granito che domina la piana a sud di Olbia: da lassù si capisce in un colpo d'occhio perché un campo d'aviazione fosse finito proprio lì, in quel fondovalle largo e piatto, e perché poi quel fondovalle non sia più bastato.
Due chilometri più a nord, intanto, un aereo atterra ogni pochi minuti per tutta l'estate. Centottantasei passeggeri all'anno sono diventati quattro milioni. La pista da cui tutto è cominciato è ancora lì, sotto l'erba, e ci volano sopra gli elicotteri.
Foto di copertina: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons



