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La Blue Zone non è tutta la Sardegna: è la provincia di Nuoro
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La Blue Zone non è tutta la Sardegna: è la provincia di Nuoro

Nuoro è la seconda provincia d'Italia per centenari e la prima per over 105. La Sardegna, come regione, è dodicesima.

Il 6 novembre 2025 l'Istat ha pubblicato il conto dei centenari italiani al 1° gennaio di quell'anno: 23.548 persone con almeno cento anni, duemila in più dell'anno prima. Dentro le tavole c'è una riga che smentisce mezzo secolo di titoli sulla Sardegna. La provincia con più centenari d'Italia sta in Molise: Isernia, 78,7 ogni centomila abitanti. La seconda è sarda, Nuoro, con 65,5. Ma la Sardegna, presa come regione, è dodicesima su venti, con meno di 45 centenari ogni centomila abitanti.

I due dati sembrano in contraddizione e non lo sono. Dicono una cosa sola, e piuttosto precisa: la longevità estrema dell'isola sta tutta dentro un pezzo di montagna. Quel pezzo di montagna ha un nome che gira il mondo da vent'anni, Blue Zone, e un confine che quasi nessuno conosce.

Che cosa dice davvero la tavola dell'Istat

I centenari residenti in Italia erano 10.158 nel 2009 e 21.211 nel 2024: in sedici anni sono più che raddoppiati, +130%. L'82,6% sono donne. Il numero cresce per una ragione meccanica prima che biologica: stanno arrivando ai cento anni le classi nate attorno al 1925, molto più numerose di quelle che le hanno precedute.

La classifica per provincia si legge in tassi, non in valori assoluti, altrimenti vincerebbe sempre Roma. Ogni centomila abitanti, al 1° gennaio 2025: Isernia 78,7, Nuoro 65,5, Siena e Gorizia 63,5, Imperia 61,2, Genova 61,1, La Spezia 61,0. L'altra provincia sarda in alto è Oristano, diciottesima con 52,7. La media italiana non compare nel comunicato, ma si ricava dividendo i 23.548 centenari per i 58,9 milioni di residenti: circa 40 ogni centomila. Nuoro, quindi, sta una volta e mezzo sopra la media nazionale; Oristano un terzo sopra.

Centenari ogni 100mila abitanti, 1° gennaio 2025

Fonte: Istat, I centenari in Italia (6 novembre 2025); la media italiana è calcolata su 23.548 centenari e 58,9 milioni di residenti

Fin qui la Sardegna è in buona compagnia e niente di più: due province sopra la media, come ne ha la Liguria, come ne ha la Toscana. Il primato arriva quando si smette di contare i centenari e si comincia a contare chi va molto oltre.

Dove la Sardegna è prima davvero: i 105 anni

L'Istat chiama semi-supercentenari le persone di 105 anni e più. Al 1° gennaio 2025 in Italia erano 724, contro 654 l'anno prima; di queste, 657 donne, il 90,7%. I supercentenari, cioè chi ha passato i 110, erano 19, e diciotto di loro erano donne.

Su questa coda estrema la prima provincia d'Italia è Nuoro: 9 persone oltre i 105 anni su poco più di 195.000 residenti, cioè 4,6 ogni centomila. Dietro vengono Ascoli Piceno con 4,5 e Imperia con 3,8. La media nazionale, sempre calcolata sulle 724 persone, è di circa 1,2 ogni centomila: Nuoro ne ha quasi quattro volte tanto.

Persone di 105 anni e più ogni 100mila abitanti

Fonte: Istat, I centenari in Italia, dati al 1° gennaio 2025; la media italiana è calcolata su 724 persone e 58,9 milioni di residenti

Nove persone sono poche e un numero così piccolo oscilla: basta un decesso e il tasso crolla di mezzo punto. Ma la coda estrema sarda ha anche una storia lunga, fatta di nomi e di documenti. L'uomo più longevo nella storia d'Italia è Antonio Todde, nato a Tiana, in Barbagia, il 22 gennaio 1889 e morto il 3 gennaio 2002: 112 anni e 346 giorni, diciannove giorni prima del suo centotredicesimo compleanno. Dal 9 dicembre 2000 fino alla morte è stato l'uomo vivente più anziano del mondo. Il secondo nella classifica italiana di sempre è un altro sardo, Giovanni Frau, con 112 anni e 172 giorni. Due uomini in cima alla classifica italiana di sempre sono il fenomeno che la ricerca scientifica ha misurato vent'anni fa su quelle montagne.

Perché la regione è solo dodicesima

In cima alla classifica delle regioni c'è il Molise, con circa 61 centenari ogni centomila abitanti; poi Liguria 59,4, Friuli-Venezia Giulia 55,4, Toscana 49,1. La Sardegna, con meno di 45, sta appena sopra la media italiana e sotto altre undici regioni.

Qui serve una distinzione che i titoli saltano quasi sempre. Un tasso regionale alto può nascere da due cose diverse. Può nascere da una popolazione molto vecchia — pochi giovani, quindi anziani in proporzione maggiore, come in Liguria. Oppure può nascere da una probabilità più alta di arrivare a cento anni, che è un'altra cosa. La Sardegna non ha né l'una né l'altra su scala regionale: ha una struttura per età che invecchia in fretta, questo sì, ma la vita media di un sardo non è più lunga di quella di un italiano. Nel 2024 la speranza di vita alla nascita in Sardegna è di 82,8 anni contro gli 83,4 della media nazionale: l'isola dei centenari sta sotto l'Italia, e appena sopra il Mezzogiorno (82,4).

Le due cose stanno insieme senza contraddirsi perché misurano punti diversi della stessa distribuzione. La speranza di vita descrive il centro: quanto vive il sardo medio. Il tasso di centenari descrive la coda: quante persone sfondano il limite. Un'isola può avere una vita media mediocre, per i motivi sanitari e sociali che si leggono in ogni rapporto sul Mezzogiorno, e insieme avere un pezzo di territorio dove il limite si sfonda più spesso che altrove. È quello che succede qui, ed è il motivo per cui le due classifiche — regione dodicesima, provincia seconda — vanno lette insieme e non una contro l'altra.

Come si disegna una Blue Zone

Il termine "Blue Zone" nasce attorno al 2000, in Sardegna, dal lavoro di due persone: il medico Gianni Pes, dell'Università di Sassari, e il demografo belga Michel Poulain. Stavano facendo la cosa meno spettacolare possibile, cioè controllare le età: atti di nascita e atti di morte, comune per comune, per capire quali centenari fossero davvero centenari. Quando un comune superava la soglia, lo cerchiavano sulla carta con l'inchiostro blu. I cerchi si sono toccati e hanno formato una macchia sulle montagne del centro-est. Il nome di un fenomeno che oggi vende libri in mezzo mondo viene dal colore della penna che avevano in mano.

Il metodo sta nello studio che i due hanno firmato nel 2004 su Experimental Gerontology, insieme a Claude Grasland, Ciriaco Carru, Luigi Ferrucci, Giovannella Baggio, Claudio Franceschi e Luca Deiana. L'indicatore si chiama indice di longevità estrema e non conta quanti centenari ci sono oggi in un paese: conta quale percentuale dei nati in quel comune fra il 1880 e il 1900 ha raggiunto i cento anni. La differenza è decisiva. Contare i vivi premia i paesi dove gli anziani restano e i giovani se ne vanno; contare i nati misura la probabilità che una persona nata lì ce la facesse, e l'emigrazione — che in Barbagia è stata enorme — non sporca il risultato.

Applicato ai comuni e poi lisciato per far emergere un'area continua invece di un mosaico, l'indice disegna una zona che copre la parte centro-orientale dell'isola e tutte le aree montane della Sardegna centrale: in pratica la Barbagia e l'Ogliastra, una quindicina di paesi, da Villagrande Strisaili a sud-est fino ai paesi attorno al Gennargentu.

Il dato che ha reso quest'area un caso mondiale non è però il numero di centenari. È il loro sesso. Nel resto del mondo le donne che arrivano a cento anni sono quattro o cinque volte gli uomini; in Italia, come si è visto, sono l'82,6% del totale. Nella Blue Zone il rapporto fra centenari uomini e centenarie donne è 1,35, contro 2,43 nel resto della Sardegna. Lì gli uomini non restano indietro.

Sul perché, lo studio è di un'onestà che le divulgazioni successive hanno perso per strada: il meccanismo resta sconosciuto. Gli autori avanzano un'ipotesi — alta consanguineità e poca immigrazione avrebbero ridotto la variabilità genetica di quelle valli, facendo emergere caratteri che proteggono dalle malattie che uccidono in tarda età — e osservano che l'effetto, qualunque sia, agisce più sugli uomini che sulle donne, il che fa pensare a qualcosa legato agli ormoni o ai cromosomi sessuali. Non c'è scritto cannonau, non c'è scritto formaggio di pecora, non c'è scritto camminare in salita.

La provincia del primato non esiste più

C'è un dettaglio amministrativo che rende il titolo dell'Istat già vecchio nel momento in cui è uscito. I 65,5 centenari ogni centomila e i nove over 105 sono calcolati su una provincia di Nuoro da oltre 195.000 residenti, cioè con dentro l'Ogliastra: i paesi della costa orientale e delle montagne sopra Tortolì, che sono il cuore della zona cerchiata in blu.

Quella provincia è durata fino al 17 luglio 2025, quando è diventata pienamente operativa la provincia dell'Ogliastra ricostituita dalla legge regionale 7 del 2021 — la stessa Ogliastra che era già stata provincia fra il 2005 e il 2016, poi soppressa e riassorbita. Ventidue comuni sono usciti da Nuoro, uno, Seulo, è entrato arrivando dal Sud Sardegna. Oggi la provincia di Nuoro ha 53 comuni e 142.241 abitanti; l'Ogliastra ne ha 23 e poco più di 54.000.

Tradotto: il primato pubblicato nel novembre 2025 appartiene a un'entità che a luglio era già stata divisa in due. Quando l'Istat pubblicherà i dati al 1° gennaio 2026, i centenari di Villagrande Strisaili e quelli di Tiana finiranno in due righe diverse della stessa tavola, e nessuna delle due righe somiglierà a questa. Non cambia niente per le persone, cambia tutto per la classifica: la Blue Zone, come oggetto statistico, è appena stata tagliata a metà da un confine deciso per altri motivi.

Che cosa questi numeri non dicono

La prima obiezione seria al concetto di Blue Zone non riguarda la Sardegna in particolare, ma l'intera categoria. Il 12 settembre 2024 il demografo Saul Justin Newman ha ricevuto l'Ig Nobel per la demografia con un lavoro che va nella direzione opposta a quella del marketing della longevità: i tassi più alti di età estreme, sostiene, si prevedono bene con la povertà, con l'assenza di certificati di nascita e con un numero di novantenni più basso del previsto — cioè con registri anagrafici inaffidabili, a volte con la frode pensionistica. Dice di aver rintracciato circa l'80% delle persone al mondo che dichiarano più di 110 anni e di aver trovato che quasi nessuna ha un atto di nascita.

La Sardegna è il caso che regge meglio a questa critica, e non per caso: lo stato civile italiano è obbligatorio dal 1866, e la validazione documentale delle età è stata il primo passo dello studio del 2004, non un controllo fatto dopo. Quello che la critica di Newman colpisce in pieno è un'altra cosa: il salto dalla misura alla spiegazione. La concentrazione esiste ed è documentata; le diete, i bicchieri di vino e gli stili di vita che vengono raccontati come la sua causa non sono mai stati dimostrati da dati indipendenti. Lo stesso scarto fra un dato solido e la storia che ci si costruisce sopra si ritrova, su un altro terreno, nelle presunte geometrie astronomiche dei nuraghi.

Resta poi una domanda che nessuna fonte consultata chiude: l'indice di longevità estrema guarda i nati fra il 1880 e il 1900, gente cresciuta a pane, legumi e cammino obbligato, senza automobile e senza frigorifero. Chi in quei paesi è nato nel 1960 ha mangiato, lavorato e si è curato in un altro mondo. Nessuno ha ancora pubblicato l'indice per le classi successive, quindi non sappiamo se la Blue Zone sia una proprietà di quelle montagne o di una generazione. Nel frattempo gli stessi comuni hanno la natalità più bassa d'Italia e le scuole che chiudono: la provincia che detiene il record italiano degli over 105 è anche quella che, fra ottant'anni, potrebbe non avere abbastanza nati per produrne di nuovi.

Foto di copertina: Istudente, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

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