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Il Montiferru dopo l'inferno del 2021: la vera storia della rinascita
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Il Montiferru dopo l'inferno del 2021: la vera storia della rinascita

Nel luglio 2021 il più esteso incendio d'Italia devastò il Montiferru. Oggi la natura risponde con una complessa e difficile rinascita.

La sera del 23 luglio 2021, lungo la strada provinciale che collega Bonarcado a Santu Lussurgiu, in località Cracchedu, un'automobile in panne prende fuoco sul ciglio della carreggiata. È l'innesco di una catastrofe ambientale senza precedenti recenti nell'isola. In poche ore, alimentate da temperature estreme e da un improvviso cambio di vento, le fiamme si trasformano nel più esteso incendio registrato in Italia in tutto il 2021. La furia del fuoco travolge i boschi, gli uliveti secolari e i pascoli del massiccio vulcanico del Montiferru e della Planargia, arrivando fino alle piazze dei paesi e minacciando direttamente la vita delle comunità locali.

A distanza di anni, il racconto di quella devastazione non è solo la cronaca di un disastro, ma un capitolo fondamentale per comprendere la fragilità e la straordinaria resilienza degli ecosistemi mediterranei. Dalle ceneri di oltre ventimila ettari colpiti, la natura ha avviato un processo di rigenerazione lento, complesso e pieno di ostacoli, simbolo del quale è diventato il leggendario olivastro millenario di Sa Tanca Manna.

Anatomia di un megafire: come sei giorni hanno travolto il Montiferru

Per la comunità scientifica, quello che ha colpito la Sardegna nell'estate del 2021 non è stato semplicemente un grande incendio, ma un vero e proprio megafire. Questa definizione tecnica viene attribuita ai roghi che superano la soglia dei 10.000 ettari bruciati e sviluppano una tale energia da modificare temporaneamente il microclima locale, rendendo estremamente difficili le operazioni di contenimento da terra e dall'alto.

I numeri dell'evento restituiscono con precisione la scala dell'emergenza. Il primo contenimento dell'innesco del 23 luglio sembrava aver avuto successo nella serata del 24 luglio, ma il sopraggiungere della notte costrinse le squadre a sospendere le delicate operazioni di bonifica del sottobosco. Il giorno successivo, il 25 luglio, un vento fortissimo da sud riaccese le braci rimaste coperte dalla cenere. Il fronte del fuoco si espanse a velocità spaventosa, muovendosi simultaneamente verso diversi centri abitati.

Per sei lunghi giorni, tra il 24 e il 29 luglio 2021, il territorio vide l'impiego di forze imponenti: oltre 7.500 persone tra personale del Corpo Forestale della Regione Sardegna, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, barracelli e volontari, affiancati da 7 Canadair della flotta nazionale italiana, 2 velivoli antincendio giunti dalla Francia e 11 elicotteri regionali. Nonostante questo sforzo gigantesco, l'incendio travolse i territori di oltre dieci comuni, portando all'evacuazione d'urgenza di centinaia di abitanti a Cuglieri, Scano di Montiferro, Sennariolo e nelle frazioni limitrofe.

I rilievi condotti dall'Università degli Studi di Cagliari tramite immagini satellitari ad alta risoluzione (Sentinel-2) e l'indice NBR (Normalized Burn Ratio) hanno quantificato in 12.235,5 ettari la superficie direttamente bruciata dall'incendio con severità medio-alta. Altri studi basati sui perimetri geologici e geomorfologici hanno esteso l'area d'impatto a 131,64 chilometri quadrati (13.164 ettari), mentre le stime complessive delle associazioni agricole e degli agronomi sul perimetro economico totale dei danni superano i 20.000 ettari. Da solo, il rogo del Montiferru ha rappresentato il 68% di tutta la superficie bruciata in Sardegna durante l'anno 2021.

L'effetto termico sulle rocce e il flagello delle colate detritiche

Le conseguenze di un megafire non si fermano al patrimonio vegetale e alla fauna. Un aspetto poco noto ma devastante riguarda l'impatto del calore sulla struttura stessa del suolo e delle rocce affioranti del massiccio del Montiferru, un territorio caratterizzato da un'antica origine vulcanica.

Uno studio scientifico pubblicato nel 2025 sulla rivista internazionale Scientific Reports, condotto dai ricercatori dell'Università di Cagliari in collaborazione con l'Istituto Geologico e Minerario della Spagna (IGME-CSIC), la Protezione Civile e il CNR-IRPI, ha analizzato un fenomeno fisico impressionante chiamato thermal spalling (fratturazione termica). Durante il passaggio del fuoco, le temperature in prossimità del suolo hanno raggiunto livelli così elevati da provocare l'espansione termica differenziale delle rocce basalte e trachitiche. Questo sbalzo ha letteralmente spaccato la superficie della roccia, facendo esplodere scaglie di dimensioni variabili da pochi millimetri fino a 13 centimetri.

I ricercatori hanno monitorato 69 affioramenti rocciosi nell'area bruciata, riscontrando che fino al 74,6% della superficie di alcune pareti di roccia presentava distacchi e spaccature dovuti esclusivamente al calore del rogo, con una mediana del 20,3% sull'intero territorio analizzato.

Questa perdita di coesione del substrato roccioso, unita alla completa scomparsa del manto vegetale che prima tratteneva il terreno con le sue radici, ha esposto le montagne del Montiferru a un gravissimo rischio idrogeologico. Appena sei giorni dopo la fine dell'incendio, il 30 luglio 2021, la prima pioggia intensa ha scatenato un'imponente colata detritica (debris flow). Tra il luglio 2021 e il novembre 2022, gli studiosi hanno registrato ben 33 colate detritiche distribuite in 21 sotto-bacini idrografici. Il materiale di scorrimento fango-roccioso che ha invaso i valloni e le strade poggiava per una quota compresa tra l'1,3% e il 36,6% proprio su quelle schegge di roccia spaccate dal fuoco, dimostrando come l'incendio abbia modificato la geologia superficiale del territorio per anni a venire.

La risposta dell'ecosistema: quali specie resistono e quali scompaiono

Dal punto di vista ecologico, la macchia mediterranea e le foreste del Montiferru rappresentano un laboratorio a cielo aperto per osservare la capacità di reazione della vegetazione nativa alle sollecitazioni estreme. Gli studi a lungo termine coordinati dai botanici dell'Università di Cagliari e dall'ENEA, pubblicati sulle riviste scientifiche Land (2022) e Fire (2024), offrono una panoramica dettagliata di cosa accade dopo il passaggio di un megafire.

Gli ecosistemi mediterranei sono storicamente evoluti in presenza del fuoco, ma la severità eccezionale del rogo del 2021 ha tracciato una linea netta tra le specie capaci di adattarsi e quelle drammaticamente vulnerabili:

  • Specie resilienti (adattamento da resprouting): la sughera (Quercus suber), il leccio (Quercus ilex), l'olivastro (Olea europaea var. sylvestris), insieme ad arbusti come il cisto, il mirto e la ginestra, hanno mostrato una straordinaria capacità di ripartire dal ceppo sotterraneo. Entro dodici mesi dal rogo, la maggior parte delle piante adulte non completamente distrutte dalle fiamme ha iniziato a produrre nuovi polloni basali.
  • Specie sensibili (scomparsa dai siti storici): al contrario, specie arboree ed arbustive di elevato valore naturalistico che mal sopportano il calore intenso, come il tasso (Taxus baccata), l'agrifoglio (Ilex aquifolium), l'alloro e il biancospino, sono completamente scomparse nei punti di campionamento monitorati dove storicamente costituivano componenti stabili del bosco.
  • Rinascita delle praterie: mentre la macchia e la foresta d'alto fusto richiedono tempi lunghissimi, le praterie e la vegetazione erbacea hanno mostrato una ripresa quasi completa già al termine del primo ciclo stagionale post-incendio, favorite dall'azoto rilasciato temporaneamente dalle ceneri.

La conclusione degli ecologi è chiara: se la copertura verde superficiale tende a ricoprire i versanti in tempi relativamente brevi evitando l'erosione totale, la complessità strutturale del bosco maturo e la composizione floristica originale necessiteranno di decenni per ristabilirsi pienamente.

Sa Tanca Manna: la complessa rinascita dell'olivastro millenario

Se c'è un luogo che più di ogni altro incarna la sofferenza e la speranza del Montiferru, questo è la radura di Sa Tanca Manna, nel comune di Cuglieri. Qui si ergeva un esemplare patriarchico di olivastro selvatico (Olea europaea var. sylvestris), la cui età era stimata dagli esperti in oltre mille anni. Con una circonferenza del tronco che sfiorava i 10 metri e un'altezza di oltre 16 metri, l'albero era iscritto ufficialmente nell'elenco degli Alberi Monumentali d'Italia gestito dal Ministero dell'Agricoltura.

Nelle drammatiche ore del 24 e 25 luglio 2021, il calore sprigionato dalle fiamme che circondavano Cuglieri avvolse completamente la grande chioma e il tronco cavo del grande patriarca. La legna secca presente all'interno della cavità naturale prese fuoco trasformando l'albero in una vera e propria fornace ad altissima temperatura. Quando i soccorritori e i cittadini poterono avvicinarsi, dell'imponente chioma verde non restava che un guscio di legno carbonizzato e fumante.

Mentre l'opinione pubblica nazionale piangeva la perdita irrecuperabile di un monumento naturale unico, un team di specialisti coordinato da Gianluigi Bacchetta, professore di Botanica e direttore dell'Orto Botanico dell'Università di Cagliari, insieme ai volontari dell'Associazione Montiferru guidati dal presidente Pier Paolo Arca e all'amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Loche, ha messo in atto un piano straordinario di protezione e cura del sito:

  1. Protezione dell'apparato radicale: la zona circostante è stata subito recintata e protetta dal calpestio per evitare di compattare il terreno attorno alle radici superstiti.
  2. Irrigazione e monitoraggio dei sensori: per mesi l'albero è stato irrigato e monitorato costantemente con sensori di umidità e temperatura per verificare la sopravvivenza dei tessuti vascolari sotto la corteccia bruciata.
  3. Il primo segnale di vita: la svolta è arrivata nella primavera del 2022. Proprio nei giorni dell'aprile 2022, a circa dieci mesi dal rogo, i botanici hanno individuato i primi piccoli germogli verdi spuntare dal colletto della pianta, al livello del suolo.
  4. I polloni della speranza: il 20 giugno 2022 la ripresa vegetativa è stata confermata ufficialmente: tre vigorosi polloni basali avevano raggiunto i 30 centimetri di altezza.

Oggi l'olivastro millenario di Sa Tanca Manna non ha più la maestosa chioma che sovrastava la vallata di Cuglieri, ma la sua ceppaia è viva e continua a nutrire i nuovi rami che crescono di anno in anno, protetti dalle recinzioni dei volontari. È la dimostrazione biologica di come la vita possa proseguire anche dopo che il fuoco ha distrutto la forma esteriore dell'albero.

Inchieste, risarcimenti mancati e i cantieri della piantumazione

Accanto al dato naturalistico e scientifico, il post-incendio del Montiferru porta con sé una complessa vicenda giudiziaria e socio-economica che pesa tuttora sulle comunità locali.

Sul fronte delle responsabilità legalmente perseguibili, le indagini condotte dal Corpo Forestale della Regione Sardegna e dai Carabinieri sotto la direzione della Procura della Repubblica di Oristano, guidata dal procuratore Ezio Domenico Basso, hanno definitivamente escluso l'ipotesi del dolo. Non c'è stato alcun piromane dietro la scintilla iniziale: il rogo è stato causato dall'incendio accidentale di un veicolo privato lungo la carreggiata della provinciale tra Bonarcado e Santu Lussurgiu. Nel novembre 2023 la Procura ha disposto la definitiva archiviazione del fascicolo, stabilendo che non vi fossero gli estremi penali per contestare responsabilità dirette nei ritardi o nelle manovre di spegnimento.

Se l'inchiesta penale si è chiusa senza colpevoli, la ferita economica per il territorio resta apertissima. All'indomani del rogo, l'Ordine degli Agronomi e dei Forestali della provincia di Cagliari aveva stimato il danno complessivo alle strutture, alle aziende agricole, agli uliveti produttivi e ai pascoli in almeno un miliardo di euro.

A cinque anni dal disastro, la questione dei rimborsi rappresenta una nota dolente per l'agricoltura locale. Nel febbraio 2026, una dettagliata denuncia di Coldiretti Oristano ha evidenziato come oltre il 90% delle richieste di risarcimento presentate dalle aziende agropastorali attraverso la Misura 5.2 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) sia rimasto non finanziato per carenza di fondi. Oltre 500 imprese agricole del territorio del Montiferru e della Planargia continuano ad attendere copertura per un totale di oltre 40 milioni di euro di danni diretti mai compensati, con pesanti ricadute sul tessuto economico di piccoli centri già esposti al rischio di spopolamento.

Parallelamente alle difficoltà burocratiche, sono stati avviati diversi progetti pubblici e privati di riforestazione per accelerare il recupero del manto boschivo. Nel maggio 2023, il progetto "Acqua contro il fuoco" ha messo a dimora i primi 400 alberi nell'area di Santa Barbara a Scano di Montiferro. Più di recente, nel luglio 2026, l'Agenzia Forestas e diverse associazioni locali hanno promosso la piantumazione di ulteriori 500 alberi di specie autoctone (lecci, sughere e roverelle) nei pressi delle rovine del castello medievale di Casteddu Etzu, creando una cintura verde protetta per favorire il ritorno della fauna nativa.

5 dati fondamentali sul megafire del Montiferru

Per comprendere appieno l'impatto di questo evento sulla storia recente della Sardegna, è utile fissare cinque punti chiave emersi dalle ricerche scientifiche e dai monitoraggi sul campo:

  1. Dimensioni da record nazionale: con 12.235 ettari di vegetazione bruciata direttamente rilevati via satellite (e oltre 20.000 ettari di perimetro d'impatto economico), l'evento del Montiferru è stato l'incendio più esteso registrato in Italia nel corso del 2021.
  2. Impatto percentuale sull'isola: il rogo ha bruciato da solo il 68% dell'intera superficie totale andata a fuoco in Sardegna durante la stagione estiva del 2021.
  3. Fratturazione della roccia madre: il calore estremo ha provocato il thermal spalling sul 20,3% mediano della superficie delle pareti rocciose analizzate, generando detriti che hanno poi alimentato 33 distinte colate idrogeologiche nei 16 mesi successivi.
  4. Sorprendente reazione dell'olivastro: nonostante il tronco cavo sia bruciato dall'interno per oltre ventiquattro ore, l'olivastro millenario di Sa Tanca Manna ha prodotto i primi polloni vegetativi a sole dieci settimane dal termine dei monitoraggi invernali, nell'aprile 2022.
  5. Tempi di recupero differenziati: mentre i pascoli e la vegetazione erbacea si sono ripresi in circa 12 mesi, l'Orto Botanico di Cagliari e le associazioni di settore stimano che per il completo ripristino delle foreste mature e della macchia mediterranea d'alto fusto occorreranno non meno di 15-20 anni.

Visitare il Montiferru oggi: memoria, natura e itinerari

Oggi il territorio del Montiferru offre al visitatore un'esperienza di grande valore educativo ed emotivo. Camminare lungo i sentieri che attraversano i versanti tra Cuglieri e Santu Lussurgiu permette di toccare con mano la forza della natura che si riprende i suoi spazi, ma anche di comprendere l'importanza fondamentale della prevenzione degli incendi boschivi.

Chi desidera visitare questi luoghi può seguire un itinerario che unisce storia archeologica, patrimonio naturale e memoria recente:

  • L'Olivastro di Sa Tanca Manna (Cuglieri): è facilmente raggiungibile partendo dal centro abitato di Cuglieri. Percorrendo la circonvallazione lungo via Littorio, si devia su una breve strada sterrata segnalata che conduce alla radura dove sorge l'albero monumentale. L'area è protetta da staccionate in legno ed è accessibile liberamente a piedi. È richiesta la massima cura nell'evitare di calpestare la zona circostante le radici in crescita.
  • Il borgo di Cuglieri e Santa Maria della Neve: salendo verso la parte alta del paese si raggiunge la scenografica piazza dominata dalla Basilica di Santa Maria della Neve, da cui si gode una vista panoramica che spazia dalle vette del Montiferru fino alla costa dell'Oristanese.
  • Santu Lussurgiu e le foreste vulcaniche: sul versante orientale del massiccio, il borgo medievale di Santu Lussurgiu accoglie i visitatori con le sue architetture in trachite scura e la vicina lecceta secolare di Sos Nibberos, fortunatamente risparmiata dal rogo del 2021.

Il territorio del Montiferru si inserisce in un contesto storico di eccezionale ricchezza. A pochi chilometri di distanza, lungo la costa dell'Oristanese, la storia antica dell'isola testimonia altre epocali trasformazioni, dai resti fenicio-punici e romani dell'antica città di /it/blog/tharros-quattro-civilta-sinis fino ai luoghi dove si consumò il dramma della /it/blog/battaglia-cornus-ampsicora durante la grande rivolta sarda contro Roma. Poco più a sud, la straordinaria precisione dell'architettura nuragica risplende tra i blocchi di basalto nel santuario di /it/blog/pozzi-sacri-santa-cristina.

Visitare oggi il Montiferru significa sostenere direttamente le comunità locali, le aziende agropastorali e gli artigiani che hanno scelto di rimanere su queste montagne, continuando a custodire un paesaggio unico al centro della Sardegna.


Foto di copertina: Air fans, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Resti_Albero_Millenario_di_Cuglieri_1.jpg)

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